Cosa è la mentorship? Cosa fa un Mentor?

Cerchiamo di fare un pò di chiarezza su questo ruolo professionale.

Un programma di mentorship ha lo scopo di trasferire la conoscenza e l’esperienza del mentor al mentee, con l’obiettivo di preparare quest’ultimo ad affrontare al meglio le proprie sfide professionali e personali. Ognuno di noi dovrebbe avere un mentore con il quale potersi confrontare e consigliare.

L’etimologia della parola mentore nasce dall’Odissea: Mentore era l’amico fidato e consigliere di Ulisse, il quale, prima di partire per Troia, gli chiese di prendersi cura di suo figlio Telemaco preparandolo per succedergli al trono.

Nel corso del poema la Dea Atena assume la forma di Mentore per guidare, proteggere ed istruire Telemaco durante i suoi viaggi. In questo ruolo, Mentore (ed Atena) hanno la funzione di insegnante, di guardiano e di protettore, infondendo saggezza e fornendo consigli.

Attraverso questo estratto si può già intuire una delle funzioni del mentoring applicato, e cioè la gestione dei passaggi generazionali. Autori come Huang e Linch sostengono che il primo modello di mentoring risale alle procedure di successione dei tre Re cinesi Yao, Shun e Yum tra il 2333 e il 2177 a.C.

Il passaggio del trono ad un successore più giovane, virtuoso e competente, era già conosciuto nella prima storia cinese democratica come “Shan Jang”, e si riferisce ad un processo di preparazione per la “futura persona meritevole” al fine di renderla in grado di assumersi nuove responsabilità.

Nel periodo medievale percorsi di mentoring tipici di role modeling si possono trovare in svariate professioni (mercante, artigiano, avvocato), i quali al fine di tramandare i segreti della loro arte affiancavano maestri di riconosciuta eccellenza ai giovani apprendisti. La parola mentor è apparsa per la prima volta nel vocabolario Oxford English Dictionary nel 1750, descrivendola come un termine comunemente utilizzato.

Alla base del successo di un programma di Mentorship, vi è il desiderio da parte del Mentore di sentirsi utile trasferendo le proprie conoscenze e competenze ad un giovane Mentee, con l’obiettivo che tutto ciò che il Mentore ha imparato nel corso della sua vita professionale possa essere di grande giovamento al giovane Mentee.

La leva motivazionale del Mentor risiede nel desiderio di contribuire al successo dell’altro, ricavando gratificazione dalla percezione che attraverso il trasferimento delle proprie conoscenze il Mentee raggiunge gli obiettivi professionali prefissati con minore fatica e sofferenza. Il senso di utilità deriva dal sentire che le fatiche vissute per raggiungere i propri obiettivi professionali possono ora essere messi al servizio di altre persone.

Ulteriore motivazione consiste nella consapevolezza che la conoscenza acquisita attraverso l’esperienza sul campo, ha un valore enorme per il Mentee, il quale a sua volta percepisce chiaramente come questo sia un ingrediente fondamentale per la realizzazione dei propri sogni professionali.

I programmi di Mentorship in azienda sono sempre più diffusi, in quanto i senior che escono dalle aziende per necessità o per volontà hanno spesso grande desiderio di sentirsi utili ai futuri manager, i quali spesso si sentono “abbandonati” con montagne sempre più impervie da scalare.

Il panorama comprende aziende virtuose come Microsoft che prevedono l’affiancamento di 2 o più mentor ad un giovane talento, ed altre che ne prevedono uno, ma l’elemento comune risiede nell’avere un mentore “esterno”. Il Mentee deve potersi sentire libero di esprimersi in totale assenza di giudizio, e in questo la presenza di un Mentor “esterno” gioca un ruolo fondamentale.

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